Il pm assolve i poliziotti: “Sugli scontri di Milano mentono i black bloc”

Sarebbe bastato andare su Youtube, guardare con occhi neutrali i filmati delle violenze del Primo Maggio 2015: e si sarebbe scoperto che quei poliziotti non si erano inventati niente.

Invece un tribunale prende per buone le tesi di un «black block», lo assolve e spedisce sotto inchiesta otto uomini delle forze dell’ordine. Calunnia, falsa testimonianza, falso ideologico. Accuse che possono portare alla galera e al licenziamento. Ma ora il pubblico ministero incaricato di indagare contro i poliziotti li riabilita in blocco: non hanno mentito, non c’è prova che l’estremista che hanno arrestato fosse innocente, il loro racconto è confermato da altri testimoni e dai filmati liberamente consultabili su Youtube. Se nei verbali dell’arresto ci sono delle inesattezze, sono figlie del caos di quel giorno, e non di una cervellotica manovra senza motivo ai danni del fermato.

Per questo il sostituto procuratore Marcello Musso ha firmato la richiesta di archiviazione dell’indagine, d’intesa con i vertici della Procura. Il caso è tutt’altro che chiuso, perché Mirko Leone, il giovane che era stato arrestato e che intende chiedere i danni allo Stato, si opporrà alla richiesta, e gli otto – con in testa il vicequestore Angelo De Simone – dovranno affrontare l’udienza preliminare.

Tutto avviene nel giorno dell’inaugurazione di Expo, quando centri sociali e sindacati di base scendono in piazza per contestare l’evento. Al centro del corteo, le «tute nere» che devastano la città. Mirko Leone viene arrestato alla fine, dopo essere stato riconosciuto come l’autore del lancio di un blocco di cemento che aveva sfiorato la testa del vicequestore De Simone. Ma al processo viene assolto, sulla base di alcuni filmati prodotti dalla difesa. E i giudici vanno più in là, ordinando la trasmissione degli atti alla Procura perché indaghi sui poliziotti che hanno testimoniato contro di lui.

Nessuna calunnia, scrive ora il pm: «Come si può vedere nei fotogrammi sul sito Youtube, dei quali non vi è però traccia negli atti dibattimentali né vengono tenuti in considerazione nella sentenza, veniva individuato il Leone, mentre altri soggetti davano manforte allo stesso e ad altri fermati, nel tentativo di impedire l’azione dei poliziotti mentre procedevano alle operazioni di fermo». E «trattasi di manifestante che si colloca in mezzo a facinorosi che lanciano sassi e bottiglie incendiarie alla Polizia». «La condotta posta in essere dalla polizia operante – conclude il pm – è oggettivamente e funzionalmente diretta a ripristinare l’ordine pubblico, a garantire l’incolumità dei cittadini e l’integrità dei loro beni (si rammenti ad esempio le auto parcheggiate date alle fiamme) non certamente ad accusare ingiustamente uno qualsiasi dei manifestanti, Tizio o Caio che sia: e per quale scopo, poi, non è dato individuare!».

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